Via Serraloggia 7: Cristina Gregori

Cristina è il pianeta Giove, il pianeta dell’espansione, del senso di giustizia e degli ideali. Mi piace perché tutto quello che passa per la sua voce acquista una presenza maestosa. Mette corona e mantello alle parole.

Cristina quando hai scoperto di avere una voce?

A sei anni quando grazie alla mia maestra smisi di balbettare. All’inizio dell’anno la maestra Paola, senza alcuna esitazione, mi disse che sarei diventata la più brava a leggere a voce alta. Io la guardai incredula ma non dimenticherò mai quando, davanti a tutta la classe, negli ultimi giorni di scuola, sono riuscita a leggere un breve brano di Pinocchio senza balbettare mai. Fu una grande emozione e ricordo ancora il sorriso rassicurante della maestra Paola in piedi accanto a me e nella memoria vedo al rallentatore le manine dei compagni sciogliersi in un applauso al termine della mia prova. Avevo fatto di tutto per non tradire la fiducia della maestra e ricordo bene quel grazie sincero che sparai verso la classe. Ho scoperto di avere una voce urlando grazie.

Quali sono le parole a cui ti piace dare voce e quali sono quelle che non vorresti pronunciare mai?

Adoro le parole che regalano emozioni positive. Poi il mio lavoro mi consente di emozionare proprio con quella voce che ho trovato grazie alla maestra Paola. Mi piacciono le parole ciccione, piene, dense. Non sopporto le parole legate all’odio, alla violenza, al dolore procurato, al tradimento, alla tortura, alla discriminazione, alla solitudine, alla falsità, alle promesse mancate, a tutto ciò che rende infelici.

E alla radio come ci sei arrivata? E come era il clima delle radio libere degli anni ’60 e ’70?

Erano anni spettacolari quelli. Sembrava tutto possibile. Ho iniziato a fare radio nel 1976 nel garage del mio amico Roberto in una piccola frazione di Fabriano dove poi sarebbe nata Radio Stereo Marche, una radio che fece storia all’epoca e che era davvero un posto magico. L’odore era quello di fumo di sigaretta. Sempre. A qualsiasi ora del giorno e della notte. Chi ha vissuto quei momenti sicuramente è legato anche al ricordo degli odori. Le radio si assomigliavano tutte. Per terra c’era un rivestimento in moquette azzurra tranne che nella stanza del tecnico. Alle pareti invece erano appesi i contenitori per le uova che inevitabilmente diventavano grigi a forza di sigarette e fumo. Sui piatti che giravano incessanti, erano adagiati i tondi panni verdi. I mitici panni verdi circolari anch’essi con quell’odore acre di fumo e qualche macchia di caffè che immancabilmente la signora amica ascoltatrice ci portava tutte le mattine. I sogni e il futuro, la vita davanti a noi insieme agli amori che nascevano e morivano a ogni calar del sole. La musica e le voci amiche nelle orecchie, sempre con quelle enormi cuffie in testa e il volume che non si regolava mai e se si regolava era sempre al massimo. Sognavamo, sì, sognavamo di cambiare il mondo. Avevamo la voglia e gli strumenti per farlo: la radio. La radio libera. “Buongiorno con due G” e anche D come Donna a a a a con l’eco, c’era pure Dedicato a te” mitica trasmissione di dediche per la quale facevamo a botte e radio up alle sette della sera, poi arrivava il notturno con il Revox che partiva sempre dallo stesso pezzo, Anna e Marco di Lucio Dalla. E i mitici lucchetti al telefono della radio libera perché arrivavano le bollette stratosferiche della Sip per colpa di chi non esitava a rubare ore e ore di amore via cavo.  Radio Stereo Marche iniziò le sue trasmissioni nel giugno del 1977 da Fabriano in via Serraloggia 7, una radio come tante in quel periodo, piena di belle speranze e un mega ripetitore che sparava dal monte Cucco. Si andava alla grande, altro che Radio Subasio odiatissima rivale. Chi legge e ha vissuto quei momenti, non può non riconoscere anche la propria di radio, diversa dalla mia certo, ma sempre libera e con quell’odore acre di fumo e la sala riunioni e il lucchetto al telefono grigio e l’orario delle pubblicità appeso dietro al mixer. Ore e ore a parlare. Cercavamo di capire come fare per rendere tutti partecipi. Poi c’erano loro: gli Ascoltatori. Ti ascolto sempre, mi fai tanta compagnia, erano le frasi ricorrenti e noi eravamo tutti lì tra il fumo e tanta voglia di fare mentre il mondo fuori andava avanti. Eravamo nell’entroterra. Dopo le gallerie. All’altro mondo praticamente. Che dire: la radio si ascoltava e facendo attenzione si ascoltava anche il battito del cuore dei tanti ragazzi che vivevano quell’avventura con la forza e l’entusiasmo della libertà. La libertà di dire quello che si voleva. Di criticare chiunque. Di parlare di politica, di urlare la passione, ascoltare Claudio Lolli. Una radio libera, impegnata, romantica che non aveva l’assillo dei dati di ascolto. Quanti anni, quanto tempo, sembra preistoria.  Si, preistoria, forse. Ora c’è internet e i social ma la nostalgia di quelle radio è forte. La radio che sentivi amica e vicina. La radio che non ti lasciava mai solo, che batteva nei cuori, ne sentivi le paure e le speranze, sempre in diretta con le tue emozioni. Ora ci sono le regie automatiche, i tempi da rispettare, i panni verdi sono spariti e con loro un certo modo di fare la radio ma la passione di chi ama la radio non si spegne mai.

Raccontami cosa significa essere sorelle per te.

Significa avere lo stesso ritmo cardiaco. Con le donne succede, ci si capisce. Non con tutte tutte certo, le stronze non mi piacciono ma non le lascio nel loro brodo. Cerco di far capire che è meglio stare insieme, sentire lo stesso battito, conoscersi profondamente, non entrare in competizione. Essere solidali.

Prendete Posto è la tua trasmissione radiofonica, una trasmissione che racconta spesso di donne e delle loro esperienze. Ha senso ancora oggi parlare di femminismo?

Sicuramente, in Italia più che mai. Anzi sai che ti dico? Tremate, tremate, non ce ne siamo mai andate!

L’intervista si chiude sempre con una canzone. Dimmi qual è la canzone che ascoltiamo insieme.

You are the best, the last, my everything di Barry White.

Cristina è una storia che non va a finire quindi il punto non c’è

Vuoi conoscere meglio Cristina e le sue competenze? Scrivi a cristina.gregori@gmail.com

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