Una mezza mela arrugginita

Me ne stavo nel mio letto da chissà quanto

come il Cristo morto del Mantegna

su una lastra di pietra

scomposta

asciutta

senz’acqua

una mezza mela arrugginita

me ne stavo nel mio letto

una scultura di marmo

adagiata

in attesa di una giusta collocazione

ho conosciuto la passione

senza risorgere

fino a quando

mi sforzai di alzarmi

scesi al piano di sotto

ed esausta

mi abbandonai su una sedia a dondolo

magra come un ramo secco d’autunno

avvolta in una coperta con il buco

ci infilai il dito

dentro e fuori

dentro e fuori

gli occhi spalancati

come quelli dei pazzi nei manicomi

mi sforzai di alzarmi

e camminai nella stanza

da angolo ad angolo

incerta come i cavalli appena nati

tremante

barcollante

mi sforzai di parlare

prima muovendo solo le labbra

poi aggiungendoci il suono

tutte le vocali

tutte le consonanti

chiamai il cane con il suo nome

e poi per ricordarmi di me

gridai il mio

la fatica più grande

fu riconciliarmi con il respiro

la mano

sul torace

prima vuoto e poi pieno

la mano

davanti alla bocca

una manciata d’aria tiepida

ora ho coscienza di muovermi parlare e respirare

ho coscienza d’essere stata

quasi morta o appena viva

in una regione

a nord sud est ovest

da tutto ciò che conosco

la croce della vita

dolore maiuscolo

 

Rest my chemistry, Interpol

 

 

Commenta l'articolo