Tutto in cambio dell’amore

Spararsi un colpo in testa è inutile, è già morta.
L’anima cieca, sono venuti i corvi con le piume infuocate a cavarle gli occhi dalle orbite. Dolore d’ombra. Nessuno la vede.

Trattiene con le mani sulla pancia la disperazione dell’insoddisfazione, non ti sorprendere se ci si affeziona anche all’infezione, e fissa il silenzio senza una speranza a significare il suo compimento.
Asserragliata a doppia mandata in una prospettiva angusta che la disgusta.
Stretta nella solitudine di un collare di ferro da cane, neppure vigilata, è brava a rispettare il suo confine.
Obbedisce al comandamento anche se il ritornello dell’innocenza – Mio signore tutto in cambio dell’amore –  che le ha fatto perdere la vita non è più un buon travestimento. È stata consenziente.

Metti al mondo il tuo mondo!
Domani.
Subito, l’attesa è una gabbia!
Domani.

Domani, domani, domani e sempre tutto in cambio dell’amore: l’ingozzo, i lassativi, il sangue nel water, il digiuno, il vomito. Più sei magra più sei bella.
Tutto in cambio dell’amore, occupa meno spazio possibile, non dare fastidio, occupa poco spazio ma occupalo più tonica.
Pedala e suda, pedala e suda. Più pedali, più sudi, più sei magra, più sei bella, più sei tonica.
Più sexy, più corta la gonna, più alte le scarpe, più ciliegia liquida sulle tue labbra.

Metti al mondo il tuo mondo!
Domani.

Domani, domani, domani. E diventa sempre più piccola, piccola così, tra pollice e indice. Ha passi di lato che si vergogna, ha giri di parole che trema come una foglia. Gli appetiti seppelliti, mutilata, scavata dall’oblò sempre aperto della memoria.
È una bambina, l’immobilità e la permanenza sono femmina, le ha detto sua madre, subito invece è maschio, come l’errore, il peccato, il veloce pentimento.
Più resta, più perdona, più è femmina. Più resta, più perdona, più diventa piccola. Fino a sparire, crocifissa sull’altare del sacrificio.

 

Crucify, Tori Amos

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