Rivoluzione Sensibile

Alla fine di questo mese abbandonerò una delle aziende per cui lavoro e mi prenderò del tempo per fare cose mie – studiare fare ricerca guardarmi e scrivermi intorno mi dedicherò alla netnografia alla poesia alla prosa poetica senza punteggiatura alle mie storie che non vanno a finire e mi dedicherò anche alla mia panza che grida aiuto – lo faccio proprio in questo momento di incertezza e di instabilità un po’ perché mi piace il brivido del lancio nel vuoto – la malattia del perfezionista che va sempre a caccia di sfide più alte per misurarsi – e un po’ perché credo che questo sia il momento perfetto per sperimentare approcci nuovi al marketing digitale – trovo assurdo che di fronte a problemi nuovi si continui a rispondere con soluzioni vecchie che andavano bene e manco tanto prima della pandemia – a parte vendere questo e quello cosa possono fare le aziende per le persone? E i social possono ad esempio cominciare ad assolvere a compiti che non erano previsti dalla comunicazione tradizionale? Le aziende non sono anch’esse chiamate a un impegno e a una scrittura civile intesa al servizio del bene comune? Le archetipizziamo costruiamo la loro voce il loro vocabolario le personifichiamo ma quando cominciano davvero a comportarsi umanamente e ad entrare in relazione autentica con le persone, a dare qualcosa di più del semplice aggiungi al carrello? E se le liste desideri non fossero solo oggetti da acquistare ma esigenze personali di informazione o ad esempio di intrattenimento? E se le strategie di contenuti e i funnel cominciassero a tenere conto che abbiamo buchi e mancanze da ricucire e ci serve ago e filo? – Continuo a credere che non si possa lavorare con il coperchio distanti dal mondo che cambia e dalle persone che fanno i conti con un’esistenza nuova che come la metti la metti fa un po’ cagare senza un sacco di cose che ci tengono vivi come gli abbracci cose senza le quali diventiamo moribondi d’anima e corpo – mi faccio domande e mi piacerebbe che con altri che lavorano nel mio settore e in altri settori che possono aiutarci ci si ritrovasse insieme a pensare a un grande cambiamento – io tutta questa roba la chiamo rivoluzione sensibile

Revolution, The Beatles

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