Non c’è quello che c’è

Nutrita e poi distrutta fatta a pezzi da un amore carnivoro mi sono raccolta ma manca qualcosa e quel che mi manca è quello che a te avanza

Dopo di te ho fatto l’amore senza l’amore senza spogliarmi senza bocca senza pane e vino senza piacere senza piacermi senza cura in controluce i riccioli delle budella la pancia di fango e un colore scuro come la coda della notte senza un attracco al chiaro di luna

Un vincolo di carne pelle ossa peli e sangue pericoli vivi negli occhi polmoni stretti nella gabbia del torace col sudore ci facevamo il segno della croce e scopare era portare la nostra vita santa in processione m’addormentavo benedetta in un greto umido e andavo nel giorno recitando il mio rosario di attesa perché un vincolo di carne è un fiore che si chiude alla stella del mattino

Quelle che credevo corrispondenze hai detto sulla soglia del caffè un giorno alle 6 io mi sentii mancare e male di ginocchia ero nella tela del ragno velenoso a marcire con le mosche ora facciamo così hai detto dammi una carezza sensuale sul cuore ho pensato immobile come un soprammobile a te le albe e a me i tramonti ha detto proprio così la tua lingua rovinosa cosa vuoi che ti dica se a te serve per campare io lo dico non c’è quello che c’è ho risposto ma mi sentii mancare e male di ginocchia e fegato a fette

 

Il Mondo che vorrei, Vasco Rossi

 

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