La luce che: Gianluca Antonietti

Ci siamo conosciuti nello studio di Gianluca. Io ero con il team di Paciotti Underwear & Beachwear. Poi abbiamo fatto un aperitivo al mare un pomeriggio d’estate, ho conosciuto sua moglie Caterina e tenuto in braccio suo figlio Daniel. Quel giorno che ci siamo incontrati io ero quella con la cravatta e tu quello con la macchina fotografica e ci siamo voluti bene fin da subito, naturalmente. Se c’è una cosa che mi piace da matti di Gianluca è che è un mare calmo, stare sul set con lui è come galleggiare ad occhi chiusi su qualcosa di morbido.

Perché hai scelto proprio la macchina fotografica?

In realtà amo da sempre tutte le rappresentazioni legate all’immagine. Comunicare attraverso l’immagine è stato inconsciamente la mia guida che mi ha portato a studiare e sperimentare molto, anche a livello grafico, le tecniche di rappresentazione. Poi,  a un certo punto della mia vita, ho deciso di provare a fare diventare la mia passione un lavoro e la fotografia era l’ambito che in quel momento mi dava più opportunità di realizzare il mio sogno.

 Mi racconti cosa hai provato la prima volta che hai scattato una foto?

La prima volta che ho scattato una foto probabilmente è stata con una vecchia macchina Polaroid negli anni ’70, simile a quelle che sono tornate di moda in questi anni. Mi ricordo l’emozione nel fermare il momento e poi l’emozione ancora più grande quando ho visto apparire l’immagine, piano piano, tra le mie mani.

Quanto conta il piacere personale nella realizzazione di una buona foto?

Il concetto di buona foto è molto relativo, come il concetto di bellezza. Per me una buona foto è quella che rispecchia pienamente quello che avevo in mente di fare, il piacere personale arriva quando, oltre a questo, riesco a comunicare con l’immagine anche un sentimento, un’emozione. Quindi, più che una prerogativa, il piacere personale è per me una conseguenza. La passione invece conta il cento per cento.

Tu le foto le cerchi o sono loro a sorprenderti?

Quando sento la necessità di fare lavori più personali sono sempre le storie a cercarmi ma di solito non mi sorprendono, non succede quasi niente per caso.

Dimmi tre cose che fanno bella la tua vita.

Le belle persone, la luce che filtra dalla finestra la mattina appena mi sveglio, mio figlio che mi corre incontro per abbracciarmi quando torno dal lavoro.

Dimmi anche una cosa che ti spaventa.

La mediocrità dilagante.

Come possono contattarti le persone che vogliono conoscere meglio il tuo lavoro?

Al mio recapito telefonico 338 3532607 oppure:

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Gianluca è una storia che non va a finire quindi il punto non c’è

 

 

 

 

 

 

 

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