Kali

Kali è stata concepita per errore, incuria e menefreghismo, ma è nata per amore e dedizione. Sua madre era proprio malconcia e non so cosa sarebbe stato di lei se qualcuno non se ne fosse fatto carico, non l’avesse accolta, protetta, seguita, coccolata e curata fino al parto. Kali e i suoi fratelli sono nati il giorno in cui contattavo un’associazione di volontariato per chiedere notizie di un’altra boxer magra e dallo sguardo impaurito che avevo visto in un annuncio su facebook. La responsabile dell’associazione mi ha risposto con un messaggio dicendo che la boxerina aveva già trovato una bella casa, però mi ha dato il suo numero e mi invitava a contattarla lo stesso. L’ho contattata due giorni dopo senza sapere cosa aspettarmi, ci siamo parlate, le ho raccontato la mia storia, le ho descritto il posto che quel cane che era ancora solo nella mia testa avrebbe occupato. Perché ci deve essere già, o è meglio che ci sia, quel posto, o almeno io l’ho sempre vista così. Prima di fare la prima chiamata avevo scavato quel posto dentro di me, l’avevo sottratto poco alla volta al dolore per la perdita di Joy che era stata al mio fianco per i diciassette anni più significativi della mia vita, che mi aveva visto diventare madre due volte, che aveva seguito i primi passi dei miei figli, che mi aveva insegnato tantissimo e spezzato il cuore quando avevo dovuto dirle addio. Ci deve essere un posto, e dev’essere un bel posto, e dev’essere vero, bisogna già confrontarlo con la vita reale prima che il cane sia reale. Doveva essere una femmina, perché il cane di mia sorella non tollera altri maschi e io non volevo dover rinunciare ai giorni di festa da lei; doveva essere socievole con i suoi simili, perché c’erano case nel bosco nel suo futuro, e gite in montagna, e campeggi sul mare da condividere con altri cani amici. Non doveva per forza essere cucciola, ma non poteva essere vecchia perché non avrei sopportato un altro addio troppo vicino. Uno deve conoscersi, prima di presentarsi a un cane.
Due o tre ore della mia giornata sarebbero state sue: nostre in realtà. In esclusiva. Sarebbe stato il mio cane, non quello della mia famiglia…anche se la mia famiglia era d’accordo ovviamente. Ma ero io quella incompleta senza un cane. Io sono una col cane. Sono stata una bambina col cane degli altri, perché i miei non hanno voluto saperne di accontentarmi, ma da che mi ricordo io sono stata questo: se in una casa c’era un cane io ero la bambina seduta in silenzio accanto a lui e spesso l’unico con il quale mi andava di comunicare.
Non ho raccontato alla volontaria di quella bambina, ma deve averla vista lo stesso, perché di punto in bianco mi ha mandato il video di un parto e mi ha detto: se tutto va bene tra due mesi almeno avremo dei cuccioli da affidare.
Non gliel’ho raccontato ma altrimenti non si spiega e non si può spiegare perché il regalo più bello della mia vita l’ho ricevuto da una perfetta sconosciuta.
E così, due mesi di batticuore dopo – la cucciolata concepita per menefreghismo e incuria poteva per miracolo essere forte e in salute ma non di solito non va così e non è andata così – sono andata a prendermi Kali. Era di nuovo sabato e lei era così bella che non sembrava nemmeno vera. Sulla strada del ritorno in macchina si è addormentata sopra mia figlia, e da allora – sono passati quasi due anni – non ricordo una volta in cui potendo scegliere di addormentarsi addosso a qualcuno abbia scelto di dormire da sola. Nemmeno con divani e letti interi a disposizione. Kali è una che ti dorme addosso.
Ci sono quei cani in cui il sangue del lupo scorre ancora sottopelle; fieri guardiani, indipendenti, solitari, composti. Quelli che ti segnalano la loro devozione con piccoli colpi del muso sulla mano, o con uno sguardo prolungato. Kali lo manifesta spalmandoti tutti i suoi chili addosso, limonandoti duro e scegliendoti come compagno di gioco – quasi – sempre. Che tu sia essere umano o cane, le modalità non cambiano.
Il suo grado di preferenza è sempre chiaro: lei non ama tutti alla stessa maniera. Ha delle amicizie canine solidissime e inscalfibili: a volte è così felice di aver incontrato una delle sue amiche del cuore al parco che scaccia in malo modo ogni altro cane che si metta in mezzo (se non è almeno un conoscente). Ha più amiche che amici – forse perché i maschi prima o poi ci provano – e anche se non le vede da mesi riprende ogni volta il dialogo come se fosse stato interrotto pochi minuti prima. Corre con tutti, insegue e si fa inseguire, condivide i legnetti, ma gioca alla lotta solo con chi ha la sua fiducia. Una volta che l’hai conquistata puoi fare qualsiasi errore, puoi essere di cattivo umore e rivolgerle una ringhiata, puoi preferirle un altro cane, puoi rubarle la sua adorata pallina, puoi gettarti sulla sua umana e sfilarle i suoi premietti di bocca, puoi persino ignorarla; lei non ti porterà mai rancore, tutto ti è consentito. Kali conosce la fedeltà.
Le amicizie tra cani sono storie bellissime, è un incanto poterle osservare. L’alleanza, la scelta reciproca, la complicità. Mi spiace sempre quando i padroni al parco non osservano i loro cani, quando vogliono parlare con me o tra loro e si perdono lo spettacolo.
Un giorno abbiamo incontrato una delle amiche di Kali che preferisco: una pastora svizzera splendida, elegantissima, di una sensibilità rara. Kali stava giocando con un giovane molosso molto carico, molto esuberante, di quelli inconsapevoli della propria forza, delicato come il proverbiale elefante nella cristalleria, ma vedendo la sua amica è andata subito a chiamarla, cercando di coinvolgerla nel gioco tra loro. Lei però è rimasta accanto al padrone, mugolando. Lui non capiva, lei di solito prendere un legnetto e correre a perdifiato facendosi inseguire; che fai, cosa vuoi da me, perché non vai a giocare? Io guardavo la bella pastora, ogni cosa nella sua attitudine comunicava preoccupazione, eppure era così chiaro, lampante. Il padrone aveva un braccio fasciato, era stato operato alla spalla, era per lui che aveva paura. Non ha avuto pace finché non si sono allontanati. I cani conoscono la cura.
Il posto per un cane dev’essere soprattutto nella testa: se non ti diverti a osservarlo mezz’ora mentre nasconda la sua pallina tra le foglie cadute per poi ritrovarla non dovresti prendertene uno, secondo me. La meraviglia di certi momenti, quando siete soli in mezzo alla natura, hai le mani congelate e il naso che ti cola, la giacca e i pantaloni pieni di zampate di fango e vi bloccate entrambi a fiutare l’aria per un rumore nel sottobosco non è per tutti. A ognuno i suoi brividi.

OK, doveva essere il ritratto di un cane: Kali è un boxer femmina di quasi due anni, ha l’argento vivo addosso ma sa essere anche la bestia più pigra del mondo, non si sveglia mai prima delle nove, non le piace uscire sotto la pioggia ma adora sguazzare nelle pozzanghere, ciuccia ancora nel sonno, ha gli occhi rotondi come quelli dei primati e non meno espressivi, adora la pizza, non è molto interessata agli estranei ma le piacciono i ragazzetti tatuati un po’ tamarri che la chiamano principessa, non ha ancora capito se i bambini sono umani o bestie strane, se hai una pallina sarà sua, se le sei simpatico prima o poi ti bacerà in bocca, ha l’istinto materno della dea di cui porta il nome, occupa esattamente lo spazio tra il mio cuore e le gambe quando dormiamo insieme, o quello dietro le mie ginocchia, la sua testa tra un’orecchia e l’altra è larga esattamente come il mio palmo, il suo muso sta perfettamente nell’incavo del mio collo, le piace respirarmi tra i capelli.
Riconoscerei il battito del suo cuore tra mille.

Sabrina Campolongo

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