Il monologo di Alessia Questa Sono Io

Le cose comiche e le cose tragiche le cose in mezzo non mi fanno mai venire voglia di scrivere sono la donna con i baffi il clown con la camicia a righe il fiocco rosso sotto al mento le scarpe grosse il naso di plastica la trapezista sbadata che cade e non c’è la rete di sicurezza – mi piacerebbe dire – cazzo sarebbe fighissimo dirlo – che scrivere mi salva ma non è vero scrivere è solo uno dei tanti tentativi che faccio per mettere ordine tra i pezzi grossi e i pezzi piccoli della mia vita

Non ho sempre saputo che da grande avrei scritto ho desiderato fare tante cose l’egittologa la ballerina di flamenco la giornalista di guerra la zoologa esperta in gorilla e anche adesso mi capita di desiderare di fare altro vorrei essere astrofisica ad esempio perché la materia celeste mi seduce oppure fare la cartomante di strada indossare una gonna lunga fino ai piedi calzini grossi negli zoccoli e leggere il futuro

Sono stata una bambina senza capricci generosa e con un forte senso di protezione nei confronti di chi era in difficoltà aperta all’invisibile in mezzo tra questo e un altro mondo se mi guardo adesso non mi pare di essere tanto diversa un incrocio strambo tra Pippi calzelunghe e Mercoledì Addams

Un giorno il mio moroso mi ha detto Lascia i tuoi capelli al naturale ed è il consiglio migliore che ho ricevuto era un modo per dire Alessia smetti di tenere chi sei sotto controllo e da quel giorno ho deciso che me ne frego se avanzo

Le mie parole preferite sono luna notte e sposa e ho scoperto da poco che scrivo alle donne in cucina che prendono il caffè e fumano una sigaretta

Se potessi invitare a cena tre scrittori vivi o morti inviterei Oscar Wilde ma solo per dirgli che tengo un suo ritratto nel cesso proprio sopra il water Lou Andreas Salomè perché è un’adorabile stronza e James Joyce perché per me sì dissi sì voglio sì  è la roba più erotica che sia mai stata scritta

Mi piacciono i libri ma non ne scrivo mai i libri sono una cosa privata infatti li tengo in camera da letto insieme alle scarpe mi piace la pioggia la nebbia il buio mi piace l’animalità e amo i cani perché si annusano il culo e decidono subito se si può giocare insieme oppure no

Il mio tavolo di lavoro è una scrivania degli anni ’50 e stava nello studio di un vecchio che si lucidò le scarpe prima di morire non so come abbia resistito a decenni di abbandono in cantina e mi piace pensare che ce l’abbia messa proprio tutta per arrivare nel mio studio che è un sottoscala

Quando scrivo faccio un gran casino mangio fumo scarabocchio accartoccio apro libri che impilo a torre non c’è abbastanza spazio – mi dico – in questa scrivania ma mi piace stare stretta e mi piace l’eccitazione delle parole che aspettano di mettersi in fila e anche l’ansia che ho di finire perché domani devo consegnare

Tu non lo sai ma è come correre il rischio che tutto vada a puttane fino all’ultimo punto fino al salva con nome solo che poi a puttane non ci va

La punteggiatura a volte non c’è ma lavoro con le parole un rischio dovrò pur correrlo altrimenti non mi diverto

C’è sempre una canzone e la mia è The Soft Parade, The Doors.

 

 

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