Confessione di Erre

Provo a raccontarti un po’ di me e a spiegarti perché hai colto quel velo di malinconia nel mio sorriso. Mi sono sempre sentita una sfigata inadeguata per questo mondo. Cosa assolutamente comune a molti. Per dimostrarmi di non essere una pippa, ho cercato di sfidare quelle che erano le convenzioni dell’ambiente in cui sono cresciuta. Dovevo affrancarmi da quell’idea preconfezionata che mia madre si era fatta su come crescere dei figli, soprattutto la prima e per di più femmina. Giocava a vestirmi come una bambolina o un paggetto rinascimentale, ma guardarmi e ascoltare le mie inclinazioni, questo era troppo per lei. L’ ho amata e odiata come nessun altro mai, e a oggi ci litigo ancora. Il risultato è che questo conflitto mai risolto mi ha portato a 13 anni ad atti di autolesionismo, mi facevo con le unghie dei buchi in testa o sulle braccia e a scivolare alternativamente tra l’ anoressia e la bulimia. Ho fatto il classico e non avrei potuto scegliere di meglio: poi mi sarei iscritta a veterinaria e finalmente avrei fatto quello che era nelle mie corde. Invece mi sono sentita dire che non mi avrebbero allungato il guinzaglio fino a Parma o a Bologna, quindi avrei dovuto ripiegare i miei sogni dentro a un cassetto e fare altro. E così mi sono riscritta a Biologia. Mi sono pagata l’ università lavorando in piscina come bagnina e istruttrice perché mio padre aveva perso il lavoro. In quegli anni pur di non rimanere da sola, tanto non mi avrebbe filato nessuno, sono stata con un tipo per 13 anni che mi ha letteralmente distrutto in quel po’ di autostima che avevo a fatica messo da parte. Ed è lì che i problemi con il cibo si sono ripresentati, fino a scendere a 40 kg. Mi sono sciroppata 10 anni di analisi, forse inutili: ma di sicuro ero un’ entrata certa per la mia psicologa che alla fine, quando ho deciso di chiudere questo capitolo, mi ha detto che non sarei mai stata bene perché davo voce al delirio di onnipotenza del mio super io. Cazzate. Mi sono spaccata e ricostruita mille volte. Ho preso la patente della moto, ho iniziato a viaggiare da sola, ho realizzato il mio sogno più grande di avere un cavallo…Volevo solo essere libera di essere me stessa senza filtri. Ho imparato a vivere da sola e non ho più temuto l’essere sola. Mi sono trovata un lavoro certo, cosa impensabile a detta dei miei parenti. Con quel pezzo di carta (la laurea) mi ci potevo pulire il fondoschiena…E io avanti sempre a testa bassa. Salto un po’ di cose se no ti annoi. Alla fine, dopo tante storie lunghe e inconcludenti, ritrovo M., il compagno che conoscevo da sempre, da quando nuotavamo in agonismo. Lui nel frattempo era stato lasciato dalla sua compagna, che lo aveva tradito, e aveva una figlia. Dopo un biennio di tira e molla, si decide finalmente di fare seriamente una vita con me. Niente figli, lui ha già dato. Ma alla fine l’ho sempre saputo che non avevo la stoffa per fare la mammina. Quando forse la vita comincia a girare per il verso giusto, nonostante tutto, precipitano le cose attorno a me. Nel 2016 arriva per mio padre la diagnosi di Sla: inizia quello che è stato un lento ma veloce conto alla rovescia per un epilogo annunciato. Dovevo fare i conti con la sua perdita, io che con lui avevo avuto un rapporto di ammirazione, ero la sua fotocopia, soprattutto nel carattere indomito ed orgoglioso, ma al tempo stesso di totale distacco. Ed è lì che la vita decide di dare un ulteriore scossone alle cose: scopro a febbraio 2017 di avere non più di qualche mese di vita a causa di un aneurisma congenito all’arco aortico. Parto sola per Milano per farmi operare da un luminare. Non posso chiedere aiuto e sostegno in famiglia, perché mio padre è priorità. Un intervento di 8 ore e il 19 maggio 2017 rinasco per la seconda volta. La mia terapia era Giulio, il mio primo bulldog. A lui mi aggrappo per non impazzire e mi ritrovo più forte di quanto mai avrei creduto. Mio padre peggiora sempre più. Qualche mese dopo arriva un’ altra sberla: ho un altro aneurisma in testa, ma questa volta non si può operare perché troppo rischioso. E allora ti accorgi ancora una volta che nulla è scontato, nemmeno aprire gli occhi la mattina. Ottobre 2018 mio padre muore e con lui una parte di me. Faccio fatica a controllare la paura che a volte mi soffoca. Mi ritorna in sogno mio padre la notte del 26 settembre 2019: sta morendo soffocato. Mi sveglio piangendo e Giulio è lì che mi tocca quasi a rassicurarmi che non c’è niente da temere. Poche ore dopo, partiti per quello che doveva essere un bellissimo weekend in montagna, Giulio muore soffocato. E lì non so come sia riuscita a non spezzarmi del tutto. È arrivato Ottone ed è la mia gioia infinita, ma porto tutti i segni di quello che è successo. Ho tanta paura di morire perché amo questa vita oltre le mie forze e ho tanti sogni, tanti desideri da realizzare. Vabbè, grazie per avermi ascoltata/letta.

Ti abbraccio forte Alessia❤️

Mad world, Tears for Fears

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