Amen

Oggi è arrivata l’estate, è il giorno che chiudo le valigie e mi porto via.
Tu sei il superstite e io la stronza, quella che si è portata via. Sono solo la stronza puttana del tuo pianto del cazzo.

Coraggio mi dico vedrai che prima o poi anche il cordoglio si sfianca e smette di inseguirti.

Verrà l’autunno e io per quel tempo avrò dimenticato che si può impazzire tra quattro mura, verrà l’inverno e sarà così freddo che questo ultimo abbraccio – mi allaccio mi slaccio ti allaccio e ti slaccio – sarà una scultura di ghiaccio, verrà la primavera e io per quel tempo avrò di certo qualcuno che mi dorme accanto.
Feci così, ti rimandai di stagione in stagione convinta che la successiva sarebbe stata la volta buona e invece no, bastardo, tu mi scrivi e mandi in merda i miei programmi d’ottimismo.

Qualunque cosa tu fai scrivi io la faccio con te.

La testa comincia a girare e mi cresce il sospetto che le dolci intenzioni siano solo un profilo pericoloso, una pena senza fine per la tua innocenza e tutto quello che ho di umano mi scivola dal viso, sono una bella mela rossa con il verme dentro.

Credimi bastardo ho una forma più mostruosa della tua. Se vuoi costringermi a perdere la mia libertà ti faccio vedere come muori, ora ti sparo al petto, accendo una musica e una sigaretta e poi appendo il tuo trofeo nel mio soggiorno.

Feci proprio così e recitai anche un requiem:

La cosa che ho amato di più è la tua bocca che cantava serenate di maggio. Non c’è più nessuno che mi parli di te, non c’è più nessuno che dica il tuo nome accanto al mio.
Amen.

 

(Dopo averti dato giusta sepoltura sono andata al mare, ho camminato fino al pontile e ascoltavo questa.)

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