A Iride

Ho giurato di fronte al tuo utero morente il volto caro il corpo esile e freddo se ne andava la vita dalle tue estremità gli adulti intorno un contorno di pena che non s’addiceva al tuo ultimo respiro di felicità la morte è una di quelle cose che fanno grandi le ore è l’altare di fronte al quale ci si inchina serenamente se come te si è entrati in ogni stanza con gioia facendosi  sempre beffa di ogni menzogna mai servile mai insincera gli adulti intorno a giustificarsi con il prete perché avevi rifiutato l’estrema unzione quella stronza di tua cugina disse che un male brutto in quel posto può causare  gesti sconsiderati e senza pudore so che ne hai riso sì ha detto proprio un brutto male e  in quel posto vergognarsi con il prete di dire  cancro e di dire utero tutte le volte che l’ho incontrata negli anni le ho chiesto come ti va  in quel posto ? Ti funziona tutto a dovere ?

Mi governa la lingua e come te m’inchinerò  solo di fronte alla mia bella morte pure io ne avrò una perché ho giurato di fronte al tuo utero morente che avrei avuto grandi ore e mi sono consacrata tutta a questo impegno senza prudenza mi circonda da ogni lato e anche adesso che non sono più una ragazzina non ho certo desideri misurati  tutto m’invita tutto mi scuote dalla radice alle fronde

Voglio vivere come una di una serie da coniugare senza fine la magia di un’operazione matematica mi moltiplico quella di uno specchio immobile è una fatica che non riesco ad impormi è il verme nel midollo l’inutilità di una linea che è forma una forma che è confine un confine che equivale a restare reclusa in un piano solo inscatolatala cornice scolpita intorno a un viso senza meraviglia voglio risvegli da accarezzare con mano felice voglio il profumo di gelsomino voglio palpebre che siano dimora di pensieri chiari da lasciare alla poesia voglio la mia fronte a oriente e i piedi nella vigilia di un evento inaspettato

 

I’ve got dreams to remember, Otis Redding

 

 

 

 

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