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12 Settembre 2020
  • Fotografare è come una preghiera: Alessandra Rigolin

    Ci siamo conosciute a Padova, io avevo allestito una mostra fotografica al Caffè Pedrocchi. Era estate ed era caldo. Qualcosa di Alessandra mi ha chiamato e qualcosa di me ha chiamato lei. Ci siamo ritrovate, io con le parole e lei con la fotografia, a raccontare insieme una storia. Quella di “Private Rooms”. Alessandra mi piace perché racconta il mondo con gli occhi che ha e perché ha la capacità di mettersi al servizio delle storie degli altri.

    Quando hai scoperto di sentire e vedere?

    L’ho scoperto qualche anno fa, la prima volta che mi sono fotografata. Ho iniziato per necessità a farlo, sapevo il perché ma cercavo il come. Ho semplicemente lasciato che quello che avevo dentro venisse fuori, mi sono donata completamente e mi sono guardata tutta senza mai abbassare lo sguardo. Non mi definisco una fotografa ma una persona che per mezzo dell’autoritratto indaga il rapporto delicato e controverso tra immagine e identità.

    Alessandra raccontami di “Private Rooms”.

    Lo spazio che fotografo è l’intimità dei luoghi familiari, le case delle persone. È una strada che percorro già da un po’. Il … Continua a leggere